Melanoma, il primo vaccino «su misura» riduce del 42% il rischio che il tumore torni
È preparato per ogni singolo paziente, partendo dal DNA del suo tumore. Lo studio di Merck e Moderna su 1.137 persone operate, presentato al congresso europeo di oncologia, è il primo grande successo di un vaccino a mRNA contro il cancro. Non è ancora approvato.
Immagine AIIn breve
- Il vaccino si costruisce per una sola persona: si legge il DNA del suo tumore e si insegna alle sue difese a riconoscerlo.
- Insieme all'immunoterapia ha ridotto del 42% il rischio che il melanoma tornasse o che il paziente morisse, rispetto alla sola immunoterapia.
- Non serve a prevenire il tumore nelle persone sane e non è ancora in farmacia: aspetta il via libera delle autorità.
Cosa è successo
Per la prima volta un vaccino fatto su misura per ogni paziente ha funzionato contro un tumore in uno studio di grandi dimensioni. Il tumore è il melanoma, uno dei più aggressivi della pelle. Il vaccino è di Merck e Moderna, la stessa azienda dei vaccini a mRNA contro il Covid.
I risultati sono stati presentati a Madrid al congresso della Società europea di oncologia medica (ESMO), il più importante d'Europa sui tumori, e secondo l'ANSA usciranno a novembre sulla rivista New England Journal of Medicine. È una notizia attesa da tempo: un ricercatore americano, citato dal sito STAT, ha ricordato che i vaccini contro il cancro hanno alle spalle quasi cento anni di fallimenti.
Come funziona un vaccino su misura
Attenzione alla parola «vaccino»: qui non si parla di prevenire il tumore nelle persone sane. È un vaccino che si fa dopo l'operazione, a chi il melanoma l'ha già avuto, per evitare che ritorni.
Funziona così. Quando il chirurgo toglie il tumore, una parte viene analizzata in laboratorio. Si legge il suo DNA e si cercano gli errori che ha solo quel tumore, di quella persona. Ogni tumore ha la sua combinazione, come un'impronta digitale.
Con queste informazioni si prepara il vaccino. Dentro c'è l'mRNA, un messaggio con le istruzioni per costruire fino a 34 pezzetti del tumore, scelti tra i più riconoscibili. Iniettato nel corpo, fa vedere alle difese del paziente una specie di foto segnaletica delle cellule malate. Così le difese imparano a dare la caccia alle cellule tumorali rimaste in giro, prima che diventino un nuovo tumore.
Il vaccino si usa insieme a un farmaco di immunoterapia già usato oggi, il pembrolizumab, che toglie i freni al sistema immunitario. Servono 9 dosi nel corso di un anno.
Immagine AILo studio, numeri alla mano
Lo studio si chiama INTerpath-001 ed è di fase 3, l'ultimo e il più grande passaggio prima di chiedere l'approvazione. Ha coinvolto 1.137 pazienti con un melanoma ad alto rischio, già operati, in 157 centri nel mondo. L'Italia è stato il Paese con più pazienti; l'Istituto nazionale dei tumori di Milano il centro con più partecipanti di tutti, 82.
I pazienti sono stati divisi in due gruppi. Il primo ha ricevuto solo l'immunoterapia. Il secondo l'immunoterapia più il vaccino. Dopo circa due anni il secondo gruppo aveva un rischio più basso del 42% che il tumore tornasse o che il paziente morisse, e un rischio più basso del 38% che la malattia si spargesse in altre parti del corpo.
Detto in un altro modo: dopo due anni era ancora senza ricadute l'82% di chi aveva fatto il vaccino, contro il 70% di chi aveva fatto solo l'immunoterapia. Su 100 pazienti, circa 12 in più liberi dalla malattia.
Gli effetti collaterali sono stati per lo più leggeri: febbre, stanchezza, dolore dove si fa l'iniezione. Gli stessi già visti negli studi precedenti.
Cosa NON dice lo studio
Il vaccino non è ancora approvato. Devono decidere le autorità: l'americana FDA, l'europea EMA e l'italiana AIFA. Finché non lo fanno, non si può prescrivere; in Italia si valuteranno programmi speciali di accesso nell'attesa.
I risultati per ora li hanno presentati le aziende al congresso; lo studio completo, controllato da altri esperti, deve ancora uscire sulla rivista. E c'è un problema pratico: un vaccino fatto per una sola persona costa caro ed è complicato da produrre. «È letteralmente un vaccino su misura», ha detto una ricercatrice spagnola: la sfida è farlo arrivare a tanti pazienti a un prezzo sostenibile.
Cosa cambia per te
In Italia ogni anno ci sono circa 13.000 nuovi casi di melanoma. Secondo gli esperti citati dall'ANSA, circa 5.000 pazienti all'anno potrebbero essere candidati a questa cura, una volta approvata.
Se conosci qualcuno che ha avuto un melanoma, la cosa giusta da fare oggi è parlarne con il suo oncologo: è lui che sa se e quando questa possibilità sarà disponibile. Intanto vale sempre il consiglio più semplice: controllare i nei, perché preso presto il melanoma si cura molto meglio.
Cosa succede adesso
Questo vaccino potrebbe aprire la strada ad altri. Sono già in corso studi con vaccini a mRNA dello stesso tipo contro altri tumori, come quelli al polmone, al pancreas e alle vie urinarie.
«Non diamo più una cura uguale per tutti, ma rieduchiamo il sistema immunitario contro l'impronta unica del tumore di ogni paziente», ha riassunto Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma. La parola ora passa alle autorità che decidono sui farmaci.
Le parole difficili
- Melanoma
- un tumore della pelle che nasce dalle cellule che danno il colore alla pelle, come quelle dei nei.
- mRNA
- un messaggio con le istruzioni per far costruire una proteina alle nostre cellule.
- Immunoterapia
- una cura che aiuta le difese del corpo a combattere il tumore.
- Recidiva
- quando un tumore ritorna dopo essere stato tolto.
- Fase 3
- l'ultimo e più grande tipo di studio su un farmaco prima dell'approvazione.
Fonti
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